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La raccolta
gli
artropodi sono diffusi ovunque!
Gli
strumenti necessari per la raccolta sono:
1.
retino da farfalle:
è un cerchio del diametro di 30-40 cm fatto di filo di cotone
o di ferro stagnato o zincato dello spessore di 2-3 mm,
fissato in cima a un bastoncino di legno lungo 1-1,50 m.
Sul cerchio si cuce una guaina di cotonina o seta verde
e a questa un sacco di garza di seta o fine tulle verde
profondo un po’ più del doppio del diametro del cerchio
(circa 2 volte e mezza).
In generale è più comodo un retino smontabile con cerchio
snodato e pieghevole in 4 parti.
Il
retino serve innanzitutto per la caccia ai Lepidotteri,
che si catturano sia in volo sia posati sulle erbe e sui
fiori. Quando si è catturata una farfalla diurna non troppo
piccola, si lascia che assuma la posizione di riposo con
le ali diritte e ravvicinate, poi attraverso la garza si
stringe leggermente il torace tra pollice e indice, immobilizzandola
e facendola quindi cadere in una busta di carta
(papillotes) che si confeziona in questo modo: si tagliano
dei rettangoli di carta e si ripiega diagonalmente un lato
corto su uno dei lunghi, in modo tale da lasciar sporgere
due liste di carta che a loro volta si ripiegano per chiudere
la busta (lungo una di esse si riportano i dati della cattura).
Lo stesso procedimento usato per le farfalle diurne è applicabile
ai formicaleoni, alle libellule, ai neurotteri e alle tipule,
che si possono prendere vivi e riporre nelle buste con le
ali rialzate e ravvicinate.
Per
le farfalle notturne, che a riposo tengono le ali abbassate
a tetto sul corpo, si usa la bottiglia a cianuro
che è una bottiglia a collo largo alta 10-12 cm del diametro
di 5-6 cm, in fondo alla quale si pongono alcuni pezzetti
di cianuro di potassio mescolati a scagliola in polvere
per l’altezza di circa 1 cm e sopra si cola qualche millimetro
di pasta di scagliola abbastanza fluida (peso uguale di
scagliola e acqua); la bottiglia si chiude con un tappo
di sughero.
Il cianuro è un prodotto velenosissimo che ha il difetto
di rendere troppo rigidi gli insetti morti, perciò c’è chi
preferisce usare le bottiglie a etere acetico o cloroformio:
alcune gocce di queste sostanze vengono versate su un batuffolo
di cotone e poste in un tubo di vetro che attraversa il
tappo di sughero.
L’uso di questi flaconi a cianuro, etere o cloroformio si
può estendere ad altri insetti che si prendono al volo col
retino, come neurotteri, ortotteri, imenotteri, ditteri
e emitteri rincoti.
Gli esemplari più grossi in particolare di farfalle notturne
non si possono collocare nelle buste ma si devono bloccare
con gli spilli da insetti in una scatola.
I
grossi insetti si spillano nel modo seguente:
a)
coleotteri: sull’elitra destra, a metà circa tra la sutura
delle elitre e il bordo esterno; lo spillo deve uscire al
di sotto tra 2° e 3° paio di zampe;
b)
lepidotteri, odonati e neurotteri: nel mezzo del torace;
c)
imenotteri e ditteri: verso il centro del torace ma un
poco a destra per lasciare visibili certi caratteri come
le setole che si trovano al centro;
d)
ortotteri: immediatamente dietro il protorace all’angolo
di giunzione delle ali; le blatte e le mantidi si pungono
nel mezzo del pronoto, mentre i grilli nel terzo posteriore
del pronoto un po’ a destra;
e)
rincoti: nel mezzo dello scudetto gli eterotteri, in mezzo
al mesotorace gli omotteri.
Un
altro utensile talvolta comodo per la cattura di farfalle
posate sull’erba è la pinza a racchetta, costituita
da una specie di forbice le cui branche si allargano in
due telai di circa 10 per 15 cm, con una garza tesa in uno,
mentre nell’altro la garza forma una sacca a guisa di piccolo
retino.
Per
i microlepidotteri è preferibile adoperare piccoli tubi
di vetro o plastica che si capovolgono sull’insetto posato.
2.
retino da falciare: l’armatura è la stessa descritta
per il retino da farfalle, con tondino di ferro più grosso
e sacco di tela bianca robusta profondo circa 40-50 cm.
Il movimento del retino, col cerchio sempre perpendicolare,
è quello del falciatore, con la differenza che la falce
agisce solo in un senso, mentre il retino deve operare nei
due sensi, da destra a sinistra e viceversa; le cime delle
erbe e le infiorescenze vengono scosse violentemente dall’urto
del cerchio e lasciano cadere nel sacco gli insetti.
Per
raccogliere ciò che si è catturato occorrono un paio di
pinze e per le specie più minute l’aspiratore.
E’ costituito da un tubo di vetro o plastica lungo 8-10
cm, del diametro di 3,5-4 cm, che si chiude ai due lati
con tappi di sughero, ognuno dei quali è attraversato da
un tubetto di vetro del diametro di 8-10 mm; a uno dei tubetti
è applicata all’interno una garza e all’esterno un tubo
di gomma lungo 30-60 cm.
Aspirando nel tubo di gomma si faranno entrare gli insetti
ai quali si avvicina il tubetto opposto.
Gli insetti si pongono in flaconi e si uccidono con qualche
goccia di etere acetico versato sulla segatura e si aggiunge
qualche cristallo di paradiclorobenzolo per evitare macerazioni
e muffe.
3.
vaglio o crivello: si tratta di tre setacci
costruiti con cerchio di legno del diametro di 40-50 cm
e con tela metallica a maglie rispettivamente di mm 7, 4,
2 di lato che servono per setacciare il terriccio o le foglie
secche. Il materiale si passa prima dal setaccio a maglie
più larghe e poi via via in quelli a maglie più piccole,
raccogliendo gli esemplari su una tela bianca distesa, con
le pinze, l’aspiratore o un pennellino, e recuperando di
volta in volta il terriccio in un sacco di tela posto sotto
il vaglio. Coleotteri ed emitteri si pongono in flaconi
con segatura, aracnidi e crostacei (oniscidi) in flaconi
con alcool a 70° e i miriapodi in alcool un po’ più forte,
a 80-85°.
4.
ombrello per entomologi: consiste in
una tela bianca quadrata di 90-100 cm di lato che si mantiene
distesa con due canne di bambù collocate diagonalmente,
le quali entrano nei 4 angoli in appositi taschini cuciti
nella tela. Tenendolo sotto un albero si battono i rami
con un bastone e gli insetti che cadono sulla tela si raccolgono
poi con le pinze o l’aspiratore.
5.
retino da pescare per gli insetti acquatici e le
larve.
6.
contenitori in vetro o in plastica
Altri
metodi di raccolta di artropodi:
si prendono delle strisce larghe circa 5 cm di cartone ondulato
tagliate trasversalmente alle ondulazioni e con esse si
fanno degli anelli ai tronchi degli alberi, mettendo il
lato delle ondulazioni aderente alla corteccia a 50-60 cm
al di sotto dell’impalcatura e così sui rami, mantenedole
in posizione con una legatura esterna.
Togliendo ogni 15-20 giorni questi anelli si troveranno
tra le ondulazioni molti insetti, soprattutto in autunno.
Piccole
vaschette di plastica di circa 10 cm di lato e 8 cm di profondità,
interrate fino all’orlo, nelle quali si versa del glicol
etilenico per un’altezza di 3 cm, costituiscono ottime trappole
per artropodi che camminano sul terreno (si possono poi
pulire bene con alcool).
Per
la ricerca dei coleotteri endogeni si possono utilizzare
due tecniche particolari:
Tecnica
del lavaggio del suolo:
il suolo è adatto se colpendolo con un martello a punta
piatta la punta penetra sufficientemente in profondità (4-6cm)
e se nella sezione ottenuta si scorgono fessure.
Si libera la superficie dalla lettiera e con il martello
si scava una buchetta fino a una profondità di 20 cm o più
e con una pala da campeggio si versa la terra in sacchetti
di 40 per 50 cm.
Si portano i sacchi sulla riva di un corso d’acqua, si versa
la terra in un secchio della capacità di 15 litri fino all’altezza
di 1/3 e con un altro della capacità di 10 litri si raccoglie
acqua per versarla direttamente nel secchio fino a pochi
centimetri dall’orlo.
Con la mano protetta da un guanto si rimescola la terra
con movimento dal fondo alla superficie facendo affiorare
la terra bagnata.
Le particelle vegetali e gli endogeni si separano dalla
parte minerale venendo a galla, si raccolgono con un passino
del diametro di 14 cm a maglie inferiori alla grandezza
di 1mm e si ripongono su un pezzo quadrato di tulle di
fibra sintetica con lato di 50 cm (nel caso in cui non ci
fossero corsi d’acqua nelle vicinanze occorre portare in
automobile almeno 80 litri d’acqua per il lavaggio di 6-7
sacchi).
Si ripete per 5-6 volte e si spargono i detriti su 12-15
fogli di giornale che verranno poi coperti da altri 3-4
fogli ben asciutti.
Dal lato minore si procede ad arrotolare il tutto e si depone
il pacco cilindrico in luogo ombroso per 4-5 ore (4 pacchi
cilindrici per 6-7 sacchi di terra).
La stessa operazione si ripete nuovamente dividendo la massa
di detriti in due parti uguali (8 pacchi cilindrici) e si
deposita all’ombra per 10-11 ore.
Tecnica
dei selezionatori Berlese:
sono composti da una bacinella a fondo bianco di 35 per
40 cm e da una rete metallica di ottone di 40 per 45 cm
a maglie di 1,5-2 mm, irrobustita da un’armatura di filo
di ferro di 4mm.
I detriti vengono introdotti in un primo vaglio a maglie
di 7 mm con lo scopo di separare i pezzi più grossolani,
mentre i detriti più fini vengono fatti passare da un altro
setaccio con rete a maglie di 1,5-2 mm.
Versato uno strato di 1 cm di acqua nella bacinella si prende
la reticella preparata con i detriti e si abbandona ciascun
selezionatore così preparato in luogo asciutto e caldo oppure
sotto una lampada accesa (con 8 pacchi cilindrici si preparano
9 bacinelle essendo una per i detriti più grossolani) e
i primi endogei appaiono caduti nell’acqua già dopo 3-4
ore.
Tolta
delicatamente la reticella con i detriti si pone la bacinella
in posizione inclinata su un tavolo e con una lente si esplora
il fondo della bacinella e la superficie dell’acqua.
Gli endogeni si tolgono dall’acqua usando la punta di un
pennellino, si esaminano subito al microscopio e si pongono
infine in alcol al 70%.
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