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Ortotteri
Ensiferi
l’ordine ORTOTTERI raggruppa i grilli (sottordine
ENSIFERI) e le cavallette (sottordine CELIFERI), insetti
fitofagi (si cibano di vegetali, anche se tra gli Ensiferi
ci sono specie carnivore), con apparato boccale di tipo
masticatore, pronoto a forma di sella e cattivi volatori
(ad eccezione delle locuste), in quanto il volo spesso si
riduce a dei salti prolungati. Possiedono tegmini (ali anteriori
leggermente sclerificate che proteggono quelle posteriori
membranacee) piuttosto robuste (i grilli sono però
spesso brachitteri, cioè con ali vestigiali o assenti)
e zampe posteriori con femore e tibia allungate e adattate
al salto (ad eccezione del “grillotalpa”, Gryllotalpa
gryllotalpa, che ha zampe anteriori adatte a scavare perché
vive sotto terra) e hanno colorazioni spesso mimetiche.
Possiedono organi uditivi, costituiti da sottili membrane
situate alla base dell’addome nei Celiferi, e sulle
zampe anteriori negli Ensiferi. Si riconoscono per il canto,
che è un attributo esclusivo dei maschi negli Ensiferi,
mentre tra i Celiferi in numerose specie cantano anche le
femmine. La stridulazione viene prodotta sfregando il bordo
delle tegmini nei grilli oppure il bordo dell’ala
sulle zampe posteriori nelle cavallette. I grilli e le cavallette
si distinguono anche facilmente perché i primi possiedono
antenne lunghe e sottili e le femmine hanno un lungo ovopositore
(depongono le uova singolarmente nel suolo o all’interno
di fessure), mentre i secondi hanno antenne corte, cerci
corti (appendici all’estremità dell’addome)
e l’ovopositore non è visibile (in questo caso
il maschio si riconosce per avere l’estremità
posteriore dell’addome sempre rilevata).
Gryllus
bimaculatus
(Famiglia GRILLIDI):
è chiamato così perché possiede due
macchie gialle sul pronoto; non costruisce nido, ma vive
libero tra le pietre (infatti è stato trovato in
un prato caratterizzato da allevamento intensivo di ovini
e bovini e dalla presenza della pianta infestante Asfodelus
ramosum). Negli stessi ambienti vive il Gryllus cicindeloides
che presenta una tipica colorazione arancione sulla parte
interna delle cosce (femore), ma il grillo più conosciuto
è il Gryllus campestris tutto nero, che è
una specie terricola con ali posteriori vestigiali o assenti,
che ha attività prevalentemente diurna ed è
onnivoro.
Emitteri
Eterotteri
Gli
EMITTERI sono un ordine caratterizzato da un apparato boccale
di tipo succhiatore pungente adatto ad aspirare liquidi
da piante o animali; mandibole e mascelle sono inguainate
nel “labium” che forma una specie di rostro
che a riposo si dispone orizzontalmente sotto il corpo.
Hanno due paia di ali e quelle anteriori nel sottordine
ETEROTTERI sono nettamente divise in due regioni e per questo
si chiamano emielitre (una parte dura e coriacea seguita
da una parte apicale mebranosa).
Numerose famiglie sono provviste di ghiandole odorifere
speciali situate vicino alle zampe posteriori, particolarmente
efficaci nei Pentatomidi che vengono infetti chiamati “cimici
puzzolenti”.
Il protorace è sempre grande e ben vistoso, mentre
il mesotorace è visibile nella parte centrale triangolare
tra le basi delle ali, chiamata scutello.
Gli Eterotteri comprendono forme acquatiche con antenne
piccolissime (CRIPTOCERATI) e forme prevalentemente terrestri
(ad eccezione di idrometre e gerridi) con antenne visibili
(GIMNOCERATI); tra questi ultimi c’è la famiglia
PENTATOMIDI che comprende le cimici delle piante.
Gonocerus
acuteangulus
(Famiglia COREIDI):
a differenza delle altre cimici non è puzzolente
e si confonde con il Coreus marginatus che emana un profumo
di mela che viene usato per preparare lo shampoo alla mela.
Palomaena
prasina
(Famiglia PENTATOMIDI):
detta anche “cimice puzzolente”; come tutti
i Pentatomidi possiede uno scudo a 5 lati.
Rhinocoris
erythropus
(Famiglia REDUVIDI ARPACTORINI):
cimice feroce
Emitteri
Omotteri
gli
OMOTTERI raggruppano forme molto differenti, dalle grandi
cicale fino ai minuscoli afidi; hanno ali membranose che
a riposo sono tenute a tetto sul corpo (e non piatte come
negli Eterotteri) e sono tutti fitofagi.
Comprendono gli AUCHENORRINCHI a cui appartengono le cicale
e le sputacchine e gli STERNORRINCHI a cui appartengono
gli afidi delle piante e le cocciniglie.
Le cicale adulta si trovano sugli alberi e i maschi producono
un suono stridente e monotono facendo vibrare due piccole
membrane o timpani situate in cavità sonore poste
ai lati dell’addome.
Le femmine possiedono un lungo ovopositore estroflessibile
per deporre le uova alla base degli alberi; le larve vivono
sottoterra nutrendosi della linfa delle radici.
Gli afidi o pidocchi delle piante si nutrono di foglie e
sono spesso veri flagelli. Il loro ciclo annuale è
il seguente: le uova deposte sulla piante ospite in autunno
schiudono in primavera e producono femmine partenogenetiche
e attere chiamate “fondatrici”; quando sono
adulte esse si riproducono senza accoppiarsi dando origine
a numerose generazioni di femmine partenogenetiche che si
susseguono durante l’estate; molte sono alate e propagano
la specie di pianta in pianta, fino all’autunno quando
compare una generazione mista di maschi e femmine.
Spesso gli afidi vengono diffusi attraverso le formiche
che sono ghiotte della “melata”, una secrezione
zuccherina prodotta per via anale.
Cercopis
sanguinolenta
(Famiglia CERCOPIDI):
secondo una recente classificazione ha cambiato nome in
Cercopis sanguinea. Vive su colture erbacee, selvatiche
o non, ma anche su melo, pesco, ciliegio e vite, ma non
è mai troppo invasiva, quindi si considera superfluo
l’uso di mezzi di lotta.
E’ monovoltina, ovvero compie una sola generazione
annua.
Gli adulti dalla fine di Aprile all’inizio di Giugno
fuoriescono dal terreno, dove hanno trascorso il periodo
preimmaginale succhiando le radici di varie erbe.
Sono anche chiamate “sputacchine” per gli ammassi
schiumosi che ricoprono le larve, garantendole un ambiente
umido e proteggendole in parte dai predatori; sono le stesse
larve a produrre questa schiuma miscelando con l’aria
un liquido escreto dall’ano.
Questa specie è simile a Cercopis arcuata che è
più rara e possiede macchie nere più lunghe.
Centrotus
cornutus
(Famiglia MEMBRACIDI):
è un parassita della ginestra. Appartiene alla famiglia
dei MEMBRACIDI ed infatti possiede due cornetti e due carene
posteriori.
Questa famiglia è caratterizzata dall’estensione
all’indietro del pronoto che forma una sorta di “cappuccio”
sopra il resto del torace e dell’addome; in questo
modo presentano diversi esempi di mimetismo essendo insetti
tipicamente tropicali.
Coleotteri
Coccinellidi
i COLEOTTERI,
il più numeroso di tutti gli ordini di insetti, hanno
zampe ben sviluppate e le ali anteriori trasformate in elitre
cioè dure e coriacee.
L’apparato boccale è quasi sempre di tipo masticatore.
I COCCINELLIDI
sono insetti arrotondati col capo parzialmente coperto dal
pronoto, che comprendono le note “coccinelle”
dai colori vivaci che hanno funzione aposematica in quanto
avvisano che hanno gusto sgradevole. Quando vengono manipolate
essudano gocce di emolinfa acre che macchia la mano e lascia
un forte odore per lungo tempo (autoemorrea riflessa).
Sono predatrici e distruggono sia gli stadi larvali che
adulti di afidi e altri insetti nocivi che normalmente si
trovano sui fiori.
Myzia
oblongoguttata
(Famiglia COCCINELLIDI):
è così chiamata per il fatto di avere le elitre
con due punti oblunghi di colore giallo detti guttule.
E’ l’unica coccinella che vive sugli alberi
(in particolare i pini) ed infatti è stata catturata
con l’ombrello, battendo sui rami del pino marittimo.
Come tutte le coccinelle ha corpo rotondo ed è carnivora
(si nutre di afidi).
Coleotteri
Cicindelidi
sono
strettamente affini ai Carabidi dai quali differiscono per
la posizione delle antenne e la scultura elitrale che non
presenta strie distinte.
Hanno zampe lunghe e sono buoni corridori e sono tutti carnivori.
Sono tipiche di ambienti sani e poco inquinati.
Cicindela
maroccana subsp. pseudomaroccana
(Famiglia CICINDELIDI):
è diffusa solo nel ponente ligure e nel finalese
ed è stata catturata con il retino. Questo esemplare
è una femmina in quanto presenta due punti neri sul
pronoto. Questi insetti, chiamati anche “coleottero-tigre”,
cacciano in gruppo l’Apis mellifera, mentre le larve
scavano piccole gallerie verticali in ambienti sabbioso-silicei,
dove rimangono in attesa delle prede.
Coleotteri
Scarabeidi
Gli
SCARABEIDI sono facilmente riconoscibili per avere gli ultimi
articoli delle antenne che sviluppano lateralmente un certo
numero di lamelle che possono essere piegate insieme per
formare una clava compatta.
Sono insetti robusti e pesanti che occupano la maggior parte
del tempo scavando nel suolo, negli escrementi o nel legno
marcescente, ma sono anche possenti volatori. I maschi di
molte specie hanno bizzarre protuberanze sul capo o sul
torace.
Le larve sono di tipo scarabeiforme, cioè con corpo
molle e sempre ricurvo con pseudozampe ben sviluppate.
I GEOTRUPIDI
comprendono alcune specie coprofaghe, delle quali la più
comune è Geotrupes stercorarius; maschio e femmina
lavorano assieme e scavano delle gallerie sotto lo sterco
per poi interrarlo e deporvi le uova dentro.
Gli adulti si nutrono ugualmente di sterco e ne interrano
molto d più di quanto ne consumino, quindi sono molto
utili perché attivano il ritorno dell’azoto
nel suolo.
Sisyphus
shaefferi
(Famiglia SCARABEIDI COPROFAGINI): questo
coleottero coprofago ha la caratteristica di portare le
pallottole di sterco in salita; lavorano sempre maschio
e femmina assieme e questo rappresenta un esempio di selezione
naturale sulle coppie. Costruiscono un nido sotterraneo
con forma a “pera”, costituito da una sfera
di sostanza cerosa di caolino con al centro lo sterco (“pabulum”,
cioè lo sterco fresco di cui si nutrirà la
larva) che protegge l’uovo; infatti al centro dove
il nido è più spesso non arriva l’aria
e lo sterco viene mantenuto fresco, mentre verso l’alto
il nido si restringe e diventa più tenero, permettendo
in seguito l’uscita della larva.
Oryctes
nasicornis laevigatus
(Famiglia SCARABEIDI DINASTINI):
la femmina è priva di corno; vive nei detriti vegetali
e vola in Giugno; il bruco è lungo 4 cm di forma
arcuata, giallo con testa arancione, e viene parassitato
da Scolia flavifrons che scava nidi nella sabbia.
Potosia
morio
(Famiglia CETONIDI):
si rinviene sulle Rosacee in tarda primavera; è di
colore nero, mentre la Liocola è azzurra e la Cetonia
è verde.
Coleotteri
Tenebrionidi
Opatrum
sabulosum
(famiglia TENEBRIONIDI):
vive sotto la sabbia
Coleotteri Cerambicidi
Leptura
maculata
(Famiglia CERAMBICIDI):
Coleotteri
Crisomelidi
Sono coleotteri generalmente arrotondati con elitre brillanti
e antenne non eccessivamente lunghe.
La maggior parte delle specie sono fitofaghe e molte sono
dannose alle piante coltivate, come la “dorifora”
(Leptinotarsa decemlineata).
Arima
marginata
(Famiglia CRISOMELIDI):
è anche chiamata “falsa Meloe” per la
sua somiglianza con i Meloidi, ma è innocua.
Vive sulle labiate ed è diffusa nel comprensorio
Intemelio-Nicense (da Nizza a Cervo).
Ditteri
Brachiceri
I DITTERI hanno apparato boccale di tipo succhiatore, spesso
adattato a pungere, e possiedono ali posteriori trasformate
in bilanceri a forma di clava per stabilizzare il volo,
mentre le ali anteriori sono membranose.
Numerose famiglie comprendono specie entomofaghe, ma spesso
sono solo le femmine che si nutrono di sangue e sono pericolose
per le malattie che trasmettono come la malaria, la malattia
del sonno e la febbre gialla.
La mosca domestica non è ematofaga, ma è dannosa
perché contamina il cibo dell’uomo, nutrendosi
sia di sostanze zuccherine che di materiale in decomposizione.
Questo
ordine comprende due sottordini: i NEMATOCERI con antenne
filiformi (zanzare), e i BRACHICERI con antenne formate
da pochi articoli e sormontate da una setola (mosche).
Tabanus
bromius
(Famiglia TABANIDI):
possiede un apparato boccale succhiatore fatto “a
rastrello” che se punge (le femmine sono ematofaghe)
causa dolore che dura fino a 10 giorni, creando talvolta
piaghe, e può trasmettere malattie.
Esso
appartiene alla famiglia dei TABANIDI che comprende esemplari
con corpo massiccio, testa grande e occhi sporgenti dai
colori iridescenti.
Anthrax
anthrax
(Famiglia BOMBILIDI):
detta anche mosca antrace. I bombilidi sono mosche che parassitano
Imenotteri e questa specie parassita l’Osmia rufa.
Imenotteri
Apocriti
Gli IMENOTTERI hanno due paia di ali membranose di cui quello
anteriore più grande, accoppiate per mezzo di una
fila di minuscoli uncini posti sul margine anteriore delle
ali posteriori (hamuli); la venulazione è spesso
fortemente ridotta e compaiono grandi cellule alari. L’ordine
può essere diviso in due sottordini:
1. SINFITI:
in cui non c’è il “vitino da vespa”
2. APOCRITI:
in cui è presente il restringimento (peziolo, variabile
in lunghezza) tra torace e addome, comprendono api, vespe
e formiche
Molti
di questi insetti svolgono un ruolo fondamentale nell’impollinazione,
come le api che possiedono un apparato boccale di tipo masticatore
lambente (mantengono ancora le mandibole, tipiche dei Sinfiti
carnivori, per costruire i nidi).
Di solito nella femmina è presente un ovopositore
ben sviluppato; quello dei Sinfiti è a forma di sega
ed è usato per praticare tagli nei tessuti vegetali,
mentre negli altri Imenotteri l’ovopositore è
usato per perforare tessuti animali o vegetali per deporre
le uova, oppure è modificato in pungiglione (quindi
solo le femmine possono pungere!).
Il veleno principale del pungiglione delle formiche è
l’acido formico.
In parecchi
gruppi è diffusa la partenogenesi (i fuchi, cioè
i maschi, ad esempio nascono da uova non fecondate) e molti
sono conosciuti come insetti “sociali”.
Il sottordine
APOCRITI comprende due gruppi:
1. PARASITICA:
parassiti con ovodepositori adattati a penetrare nei tessuti
dell’ospite.
Comprende gli Icneumonidi, che parassitizzano gli stadi
giovanili di altri insetti, e le “vespe galligene”,
che si nutrono di sostanze vegetali e inducono la formazione
di galle nella pianta ospite.
2. ACULEATA:
l’ovopositore è modificato in pungiglione.
Comprendono api, vespe e formiche, la maggior parte dei
quali hanno sviluppato un comportamento sociale (tutte le
formiche e poche api e vespe!).
Essi vivono in comunità capeggiate da una o più
femmine in grado di accoppiarsi, chiamate regine, che depongono
le uova, mentre altre femmine sterili chiamate operaie hanno
il compito di raccogliere il cibo, allevare i giovani, costruire
il nido e mantenerlo pulito.
Le società delle formiche e quelle delle api mellifere
durano parecchi anni, con nuove regine che di tanto in tento
rimpiazzano le vecchie (in quest’occasione si ha la
sciamatura, cioè circa metà della comunità
segue una regina, che si accoppia e fonderà una nuova
colonia); i bombi e le vespe invece ricominciano da capo
ogni anno.
Api
e vespe hanno spesso colorazioni aposematiche (combinazioni
di nero, giallo, arancione e rosso) per avvisare i predatori
della loro incommestibilità e spesso questi colori
sono imitati da altre specie inappetibili o pericolose (mimetismo
mulleriano) ed anche da specie innocue (mimetismo batesiano).
SUPERFAMIGLIA
APOIDEA
La Superfamiglia APOIDEA comprende tutte le api, sia solitarie
che sociali, che si nutrono di polline (possiedono zampe
allargate e pelose) e nettare (hanno “lingue”
molto sviluppate) e allevano i giovani con lo stesso tipo
di cibo (mentre le vespe li allevano a base di carne).
L’ape
domestica è originaria dell’Asia sudorientale
e vive in società formate da tre caste: regina, operaie
e fuchi. L’alveare è formato da cellette esagonali
nelle quali vengono deposte le uova; per i primi tre giorni
della loro vita tutte le larve vengono nutrite con “pappa
reale”, una secrezione delle ghiandole salivari delle
operaie ricca di proteine, mentre in seguito le larve destinate
a diventare operaie vengono nutrite con polline e nettare
e le future regine continueranno a ricevere “pappa
reale”. La prima regina che emerge di solito va in
giro a pungere le sue rivali che sono ancora nelle cellette
e quindi si allontana per il volo nuziale; la vecchia regina
può allontanarsi con uno sciame di operaie per fondare
una nuova colonia o se è troppo debole viene uccisa.
Le api
bottinatrici comunicano per mezzo della “danza scodinzolante
o dell’otto”, in quanto sono in grado di vedere
la luce polarizzata. L’ape arrivata all’alveare
comincia a danzare descrivendo due semicerchi e la linea
che li unisce viene fatta “scodinzolando” e
indica direttamente la direzione della fonte di cibo; la
velocità della danza indica la lontananza, mentre
la durata indica la distanza del cibo.
Osmia
rufa
(Famiglia MEGACHILIDI):
è simile ad un bombo e produce sigari formati da
strati di polline tra ciascuno dei quali depone un uovo.
SUPERFAMIGLIA
FORMICOIDEA
La superfamiglia FORMICOIDEI comprende tutti insetti sociali
che vivono in colonie che comprendono la regina, i maschi
e le operaie (se hanno il compito di difendere il nido si
chiamano soldati e hanno il capo ingrossato).
Le formiche hanno il peziolo formato da uno o due segmenti
e antenne genicolate e mandibole robuste.
Maschio e femmina sessualmente maturi sono alati e si allontanano
dal nido per il volo nuziale; il maschio muore subito dopo
l’accoppiamento che avviene in aria, mentre la femmina
perde le ali e cerca un luogo adatto per nidificare fino
alla primavera; appena la prima generazione di larve sarà
adulta, esse si prenderanno il compito di mandare avanti
il nido, mentre la regina si dedicherà solo alla
deposizione delle uova.
Tra operaie e larve c’è uno scambio di cibo
(trofallassi).
Queste ultime cedono la saliva zuccherina in cambio di miele
o larve di insetti.
Le formiche
più primitive sono cacciatrici, seguono quelle che
allevano afidi per ottenere la melata (gran parte delle
formiche europee) e infine quelle che coltivano funghi di
cui si nutrono (tipiche dell’America tropicale).
Le formiche
mostrano molti gradi parassitismo sociale e di schiavismo,
come la nostra formica rossa europea (Formica sanguinea),
che fa incursioni nei nidi di specie simili, come la F.
fusca, portando via le pupe che diverranno operaie schiave
e costruiranno il nido.
Messor
barbara
(Famiglia.....):
formica mietitrice, scava gallerie nel terreno e si ciba
a base di semi; possiede un capo ben sviluppato con mandibole
potenti.
SUPERFAMIGLIA
VESPOIDEA
La superfamiglia VESPOIDEA comprende tutte le vespe sociali
e molte specie solitarie.
Hanno occhi profondamente emarginati a forma di mezzaluna
e ali ripiegate a riposo in senso longitudinale.
Tutte nutrono le larve con carne e possiedono mandibole
molto robuste e “lingua” corta.
Le vespe sociali (VESPINAE) vivono in colonie abbastanza
grandi con una casta di operaie; alcune costruiscono il
nido sottoterra, altre in alberi o cespugli (il calabrone
predilige gli alberi cavi), e poiché non possiedono
ghiandole della cera, utilizzano la carta che ricavano dalla
polpa di legno per creare nidi a forma di ombrello con le
cellette che si aprono verso il basso. Il nido completato
presenta circa 8 file di cellette e assume forma sferica
con l’accesso vicino al fondo.
La vespa cartonaia (Polistes gallicus) costruisce piccoli
nidi, con meno di 100 cellette e nessun involucro che le
circonda.
Polystes
omyssus
(Famiglia VESPIDI):
il nido è largo e piatto, attaccato per mezzo di
un peziolo ad un supporto.
Può contenere fino a 20-30 individui e la colonia
dura 1 anno.
Il nido di polystes gallicus è invece grigio a forma
di pigna e può contenere solo 12-15 individui.
SUPERFAMIGLIA
SPHECOIDEA
La superfamiglia SPHECOIDEA comprende il gruppo più
vasto di vespe solitarie europee, chiamate anche “vespe
scavatrici” come i Pompiloidea, sebbene non tutte
siano in grado di scavare ma alcune fanno i nidi in tronchi
cavi.
Ammophila
sabulosa
(famiglia SFECIDI):
è anche chiamata “vespa della sabbia”
perché scava il nido in zone sabbiose, facilmente
riconoscibile per la forma dell’addome molto stretto
nella parte anteriore e terminante con una “clava”,
mentre la parte intermedia è arancione.
A differenza dei Pompiloidea che riforniscono i loro nidi
con ragni, le specie di Ammophila scavano il nido prima
di catturare la preda; il nido ha un’apertura stretta
e si allarga sul fondo per formare una cavità a forma
di fiasco dove la vespa pone un bruco sopra il quale depone
un uovo e poi si allontana, chiudendo l’entrata con
granelli di sabbia.
La giovane vespa si nutrirà del bruco ed emergerà
l’estate successiva.
Lepidotteri
possiedono
due paia di ali membranose (di solito quelle anteriori più
grandi) ricoperte di minuscole scaglie embricate come le
tegole di un tetto, come il resto del corpo (sono infatti
peli modificati).Il dispositivo di accoppiamento delle ali
più evoluto si trova nella maggior parte delle farfalle
notturne e comprende un piccolo lobo alla base dell’ala
anteriore (retinacolo a forma di uncino) e una escrescenza
sulla spalla dell’ala posteriore (frenulum).
L’apparato
boccale è composto di mascelle che formano una lunga
tromba adatta alla suzione (proboscide o spiritromba), arrotolata
sotto il capo in posizione di riposo; le larve invece hanno
mascelle trituratrici e si nutrono di vegetali (ad eccezione
delle tarme degli abiti che si nutrono della cheratina presente
nei tessuti).
Tutte
le farfalle diurne possiedono antenne con l’estremità
rigonfia a clava, mentre le antenne delle farfalle notturne
hanno forme diverse ma non sono mai clavate.
Numerose farfalle notturne possiedono organi uditivi alla
base dell’addome.
Tutti
i lepidotteri passano attraverso quattro stadi: uovo, larva,
pupa e immagine (tuttavia ci può essere differenza
nella durata dello sviluppo).La femmina depone da 50 a più
di mille uova a seconda delle loro dimensioni, e si serve
degli “organi gustativi” delle zampe per essere
sicura di deporle su una pianta di cui le larve potranno
nutrirsi.
La larva è di tipo eruciforme, cioè a forma
di bruco, con capo ben sviluppato, tre paia di vere zampe
toraciche e generalmente 5 paia di false zampe carnose addominali,
munite di piccole unghie che permettono al bruco di attaccarsi
fermamente ai supporti. Tutti i bruchi possiedono un paio
di ghiandole della seta che sono ghiandole salivari modificate,
che servono per la formazione di un bozzolo che ricopre
la crisalide.
La maggioranza dei bruchi si nutre di foglie quasi senza
interruzione per circa 3 settimane; essi sono naturalmente
esposti agli attacchi degli uccelli e degli altri predatori
e questo ha portato allo sviluppo di molti dispositivi e
comportamenti di difesa: alcune specie tessono delle “tende”
di seta per nascondersi altre sfuggono attaccando un filo
di seta alla loro foglia e lasciandosi semplicemente cadere,
numerosi bruchi tendono ad assumere colorazioni criptiche
come il verde e il marrone (i bruchi dei geometridi addirittura
assomigliano a un ramo privo di foglie), altri hanno sviluppato
dei colori di avvertimento come il nero unito al rosso e
al giallo in quanto hanno gusto sgradevole, infine alcuni
sono dotati di peli urticanti.
Quando
il bruco è pronto ad impuparsi, cessa di nutrirsi
e cerca un luogo adatto per compiere la metamorfosi (è
probabile che la formazione del bozzolo sia un carattere
primitivo che è stato perso in numerose famiglie
di farfalle diurne).
Dopo essersi nascosto dentro al bozzolo, il bruco comincia
a metamorfosare in crisalide, che rappresenta lo stadio
pupale che può durare fino a 10 mesi nelle specie
che presentano una sola generazione all’anno, ed è
una forma sotto cui la maggior parte delle specie iberna.
Durante questo periodo la pupa si trasforma in immagine,
l’ultimo stadio durante il quale tutti i tessuti vengono
ricreati ad eccezione del tubo digerente del sistema nervoso,
e al termine del quale si forma l’adulto, cioè
la farfalla.
Aporia
crataegi
(Famiglia PIERIDI):
vive fino ai 1800 m ed è dannosa per gli alberi da
frutta, compreso il genere Prunus, sul quale vive anche
il Podalirio (che due anni fa dominava).
Assomiglia alla Parnassius mnemosynae (che come tutti i
rappresentanti del genere non possiede la tipica polverina
sulle ali e da noi rappresenta un prezioso relitto glaciale),
ma manca delle macchie rosse e ha solo le nervature nere
sulle ali.
Artogeia
mannii
(famiglia PIERIDI):
Melanargia
galathea
(Famiglia SATIRIDI)
Bembecia
sirphiformis
(Famiglia SESIIDI):
è rarissima e solo recentemente è stata trovata
nella nostra zona (unica in Liguria!). Vive sino ai 900
m e vola (di solito dalle 9,30 alle 12,00) in pendii molto
assolati, radure di sabbia, ai margini dei sentieri, da
Luglio alla metà di Agosto.
Le larve si sviluppano su Fabacee selvatiche del genere
Astragalus.
Le antenne sono fulve con apice scuro, nei maschi interamente
nere.
Altre
specie di interesse, non catturate
Cebrio
gigas:
coleottero molto raro e reperibile a Camporosso Imperia.
La femmina rimane sotterrata e non vola, mentre il maschio
ne va alla ricerca, appena è sfarfallato dalla terra
(nei tardi mesi estivi).
Solo quando piove la femmina sporge la parte terminale dell’addome
dal terreno e il maschio deve vederlo in mezzo al fango
se vuole riprodursi.
Ovviamente la biologia del Cebrio è stata studiata
pochissimo.
Papilio
alexanor:
si trova solo a Ventimiglia e dintorni (il bruco si nutre
dell’ombrellifera Seseli montanum) e vola in Luglio.
E’ molto simile alla Papilio machaon (il classico
macaone), ma le strisce sono posizionata diversamente e
i colori sono più chiari.
E’ ricercatissima dai collezionisti ma pochissimi
sanno dove si trova (per fortuna!).
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