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Intervento di ricostituzione
di un’area boscata percorsa da incendio

L’intervento è stato eseguito in un’area campione di circa 500 mq in località Acque Nere nell’area di Monte Bignone.

In seguito ad un incendio recente [ incendio dell’aprile 2003- dati CFS] il soprassuolo di pino marittimo si presenta gravemente danneggiato dal passaggio del fuoco, con numerose piante morte in piedi.

Minore la presenza di castagni e roverelle, con evidenti segni di ripresa vegetativa di tipo agamico

Rinnovazione agamica: capacità di alcune piante di rinnovarsi non solo per seme ma anche grazie a gemme dormienti che si trovano alla base dei fusti; queste gemme danno origine a numerosi nuovi fusti, chiamati polloni, a seguito di eventi traumatici quali il taglio o il passaggio del fuoco.

La superficie è occupata da vegetazione arbustiva costituita da agrifoglio, erica, cisti.
Su tutta la superficie sono presenti numerose piantine nate da seme, prevalentemente di pino marittimo, ma anche di roverella e di castagno

 

 

 

 

 

 

piantina di roverella

 

 

piantine di castagno

incendio dell’aprile 2003- dati CFS Durata intervento 2- 6 aprile 2003
Superficie percorsa dal fuoco: 640 ettari

Le superfici di bosco distrutte dal fuoco sono state:
235 ettari alto fusto di resinose
276 ettari alto fusto di latifoglie
72 ettari ceduo composto
60 ettari bosco rado degradato

ecco come appariva l'area subito dopo l'incendio

L’esperienza del Corpo Forestale indica che in questi casi, piuttosto che procedere con nuovi rimboschimenti, è più efficace seguire la strada indicata dall’evoluzione naturale.

in ambiente mediterraneo, quale quello di Monte Bignone, la formazione climax è il bosco di leccio; a questo tipo di bosco si arriva dopo un’evoluzione che dura centinaia di anni attraverso diversi passaggi; l’evoluzione a seguito di eventi traumatici quali l’incendio può essere interrotta e, addirittura, si può assistere ad una vera e propria regressione che può riportare il bosco agli stadi evolutivi iniziali.


In queste situazioni si assiste ad una rinnovazione spontanea del pino marittimo e ad un ricaccio di nuovi fusti dalle ceppaie delle latifoglie danneggiate.
L’intervento effettuato si propone proprio di favorire lo sviluppo di queste nuove piantine, riducendo contemporaneamente il carico di combustibile secco formato dalle piante morte durante l’incendio ma non bruciate completamente.

L’intervento si è articolato con le seguenti operazioni:

Abbattimento delle piante morte di pino marittimo
l’eliminazione delle piante morte serve a ridurre la presenza di materiale secco e resinoso facilmente infiammabile con lo scopo di eliminare materiale combustibile sul terreno.

Esbosco e depezzatura del materiale legnoso
Il materiale legnoso di dimensioni maggiori è stato portato al bordo della strada (esbsosco) e tagliato in pezzi più piccoli (depezzatura).

ripulitura delle ceppaie di arbusti
Gli arbusti presenti nell’area ( erica, cisti, agrifoglio,) sono stati sfoltiti per favorire la loro capacità di rinnovarsi agamicamente alla base.

Gli arbusti, definiti “ricostruttori” assicurano una parziale copertura del terreno e iniziano il lento processo di miglioramento del suolo che favorirà lo sviluppo delle piantine di specie arboree nate da seme.

Ripulitura delle ceppaie di castagno e roverella
Tagliando le ceppaie di alcune latifoglie si favorisce la loro capacità pollonifera, cioè la capacità di “ricacciare” alla base nuove piantine.

Alla fine dell’intervento i risultati sono ben visibili sul terreno

 

 

 

 

 

 

 

ed anche sui volti dei partecipanti !...
la classe IV dopo il lavoro, con il Preside, la prof.sa Ambrosini , il prof.Molinari e il cane Rhum