Sara
Bellone
IL
CAMOSCIO
(Rupicapra rupicapra)
Il
camoscio è un ungulato tipicamente alpino, adatto
agli ambienti aspri e dirupati come testimonia la sua
agilità e la capacità di risalire senza
sforzo ripidi versanti.
DESCRIZIONE
Il mantello subisce delle mute nella tarda primavera e
ad inizio autunno:in estate il pelame è corto con
tonalità di colore giallo rossastro tendente al
bruno;in inverno è molto fitto e lungo, con colore
nero brunastro.
La testa e la gola sono d’un colore bianco sporco
con un’evidente maschera scura che va dalla nuca
al mento.
Biancastro è pure la zona ventrale e perianale.
Le corna molto eleganti presenti in entrambi i sessi,sono
ricevute all’indietro a forma di uncino.
NATURA
DELLE CORNA
Il camoscio,come lo stambecco appartiene alla famiglia
dei bovidi,la quale si differenzia da quella dei cervidi
per la struttura delle corna che sono corna vere e proprie
e non palchi come quelle dei cervidi.
Le corna dei cervidi sono composte da un tessuto osseo
analogo a quello dello scheletro,mentre nei bovidi troviamo
un’intelaiatura ossea conica che fa parte dell’osso
frontale,ricoperto da una struttura a forma di astuccio
dello stesso tessuto che forma le unghie.
Mentre i cervidi perdono ogni autunno il trofeo nei camosci
la struttura delle corna è permanente e caratterizzata
da un lento e continuo accrescimento
CICLO
RIPRODUTTIVO
Con l’autunno le femmine seguite dai capretti si
raggruppano formando dei grossi branchi.
I maschi sessualmente maturi diventano irrequieti si inseriscono
nei branchi di femmine e si danno un gran da fare per
tenerli aggregati in determinate località dove
sono “padroni del campo”scacciando i maschi
rivali con vistosi ed aggressivi inseguimenti.
Dalla metà di novembre alla metà di dicembre
avvengono gli accoppiamenti.
La gestazione dura 23-24 settimane.
Le femmine,dopo aver trascorso l’inverno in branco,
con l’arrivo della primavera si appartano in zone
tranquille e poco frequentate per la nascita dei piccoli,che
avviene nel mese di maggio.
Generalmente il parto è singolo,ma non mancano
rari casi di gemellaggio.
Il capretto segue la madre per tutto il primo anno di
vita,imparando a conoscere le insidie della natura e rispettando
i rapporti intraspecifici.
Nel primo anno di vita i piccoli sono soggetti ad una
ferrea selezione naturale ad opera dell’inverno
ed in misura minore dei predatori.
Con la nascita di un altro capretto, la femmina allontana
il giovane camoscio dell’anno precedente,pur tollerando
che questi resti nell’ambito del branco.
La maturità sessuale fisiologica è raggiunta
verso il secondo-terzo anno di vita,raramente però
i maschi riescono ad accoppiarsi con le femmine prima
dei 5-6 anni di età,a causa della forte competizione
con i maschi più vecchi.
PREDATORI
Il camoscio è attivamente predato soprattutto nel
periodo invernale, sia dal lupo che dalla lince, negli
ambienti in cui queste specie vivono.
L’assenza di questi predatori ha permesso al camoscio
di colonizzare ampie zone quali i boschi dove, in presenza
di predatori, non sarebbero esistite le condizioni per
la sua sopravvivenza.
Occasionalmente i piccoli camosci possono essere catturati
dall’aquila che ancora popola le montagne.
Frane di pietre, cadute, ma soprattutto la neve e le valanghe
sono una causa di portabilità molto importante.
Il maggior nemico attuale del camoscio è indubbiamente
l’uomo.
La caccia sportiva eservita una notevole attrazione popolare
ed ogni autunno si ripetano notevoli carneficine che decimano
la popolazione di camosci al di fuori delle aree protette.
Inoltre non possono essere taciuti i numerosi casi di
bracconaggio, autentici reatial patrimonio naturale di
noi tutti.
ALCUNE
INDICAZIONI PRATICHE PER IDENTIFICARE I CAMOSCI
Il camoscio non manifesta un evidente dimorfismo sessuale;
ossia quell’insieme di caratteri morfologici che
permettono di differenziare facilmente i maschi dalle
femmine.
MASCHI
-Le corna sono di diametro maggiore divaricante e con
un uncinatura più pronunciata;
-il pennello è molto evidente(è evidente
la criniera nel periodo degli amori)
-la testa è massiccia il collo robusto di forma
grossolanamente triangolare;
-generalmente vivono solitari oppure in piccoli gruppi
composti da due o tre animali.
FEMMINE
-le corna sono più sottili generalmente parallele
e con un’uncinatura meno evidente;
-manca il pennello;
-la testa è meno massiccia ed il collo ha una forma
sottile ed allungata:
-generalmente vivono in branchi numerosi composti da altre
femmine dal capretti appena nati dai capretti degli anni
precedenti non ancora sessualmente maturi.
LA
GIORNATA DEL CAMOSCIO
Il camoscio si nutre essenzialmente al mattino ed alla
sera.
Le ore meridiane e alla notte sono consacrate al riposo
a alla ruminazione.
L’attività notturna è ancora poco
conosciuta.
L’AMBIENTE
IN CUI VIVE
Il camoscio vive sempre in ambienti rocciosi, ma lo si
può trovare a cari altitudini, comprese tra gli
800 ed i 3000 metri s.l.m.:dai freschi boschi del fondovalle,
ai pascoli d’alta quota, ai nevai ed alle creste
nevose.
L’adattamento alle severe condizioni ambientali
ha fatto si che l’animale occupi, in periodi diversi,
zone diverse per meglio sfruttare le risorse alimentari.
Distinguiamo un ambiente di estivazione selezionato in
base alla disponibilità alimentare(quantità
e qualità delle erbe)ed anche se elementi isolati
possono essere ritrovati in ambienti boschivi o a quote
decisamente basse, i branchi si concentrano nelle praterie
d’altitudine.
Come ambiente invernale vengono scelte delle zone di quota
non elevate e con ampia presenza di ambienti scoscesi,
con “balme” dalla neve e dal vento.
ADATTAMENTO
ALLA MONTAGNA
Il camoscio è soggetto a due mute annuali del pelo:una
autunnale che produce un pelo molto lungo e fitto ed una
sorta lanugine detta “borra”che gli consente
di sopportare il freddo invernale.
Il colore è più scuro per catturare i raggi
solari.
Il pelo estivo è raso e di colore più chiaro
rispetto a quello invernale per proteggersi dall’elevata
insolazione.
Particolarmente adatto alla vita in montagna è
lo zoccolo bidattilo con parti e durezza differenziata.
Le punte dure ed affusolate sfruttano i più piccoli
appigli sulla roccia i morbidi polpastrelli evitano le
cadute e le scivolate in discesa.
Le dita dello zoccolo sono divaricabili e munite di una
membrana interdigitale che gli consente una più
ampia superficie di appoggio negli spostamenti sulla neve.
L’irrobustimento del muscolo cardiaco(cuore)è
un ulteriore adattamento all’habitat alpino,gli
consente di risalire lunghi e ripidi versanti senza sforzi
eccessivi.
ALIMENTAZIONE
L’alimentazione è costituita essenzialmente
da piante erbacee tipiche della prateria alpina e sottobosco.
È in grado di scegliere con cura le specie più
nutrienti e, al bisogno, quelle con proprietà medicinali.
In inverno quando la neve ricopre tutto il territorio
può nutrirsi con le fronde e la corteccia degli
arbusti,di foglie secche e licheni.
Come tutti i ruminanti predilige il sale e non è
raro osservarlo leccare pietre e muri ricchi di salgemma.